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A New York le Green Angels vendono la cannabis
Categoria: Cronaca

Nel corso di quel periodo della vita di una persona, nel quale fa uso di cannabis vuoi per determinati motivi medici o solo per un motivo ‘ricreativo’, con il passare del tempo si crea una sorta di relazione tra chi vende e chi compra. È una tipologia di interazione sociale diversa dalle solite e anche abbastanza rara, poiché, messi per un momento da parte gli aspetti illegali della questione, devi riuscire a fidarti di una persona che praticamente non conosci, che ti sta vendendo qualcosa che non sai da dove viene o come sia stata preparata e che magari potrebbe anche raggirarti.

Ma se vivi a New York puoi acquistare la cannabis per la strada o da qualcuno che conosci che sai che la vende oppure puoi rivolgerti alle Green Angels, un servizio di consegna a domicilio per l’elite della città gestito da una ex modella che ha trasformato la carriera tra le luci delle passerelle in un impero multi milionario che si muove nell’ombra. In rete se cercate informazioni su questa ex modella troverete, per ovvi motivi, solo il nome Honey, 27 anni cresciuta nello Utah che ha capito, dopo essersi trasferita a New York, che si potevano fare molti più soldi vendendo #marijuana piuttosto che sfilando per l’alta moda. Nel 2009 quindi avvia la sua attività imparando rapidamente che per sfuggire alla Polizia doveva puntare sull’aspetto e non su un vero e proprio esercito armato pronto alla guerra. Infatti le belle ragazze non vengono perquisite.

Le regole

Le Green Angels non sono tutte modelle, ma sono tutte giovani e attraenti, età massima 30 anni e hanno tutte un’istruzione superiore. Quando entrano nel giro vengo addestrate ad affrontare qualsiasi tipo di situazione che potrebbe verificarsi. Ci sono, poi, molte regole ferree da rispettare per il bene personale e di tutta l’impresa. Gli angeli consegnano solo a casa del cliente sono vietati gli ambienti pubblici o lo scambio in strada, potrebbero essere viste da un poliziotto. L’abbigliamento non deve essere volgare o provocatorio ma professionale in linea con il personaggio che vogliono vendere insieme alla cannabis, persone in gamba che hanno la migliore marijuana. Niente scritte o disegni che parlano di droghe. Si spostano in taxi o metropolitana ed anche se a NYC è consentito perquisire la borsa di una persona, questo non ha mai rappresentato un problema. Puoi diventare un loro cliente solo per conoscenza di qualcun altro, ma se non rispetti le loro regole o metti in pericolo una ragazza o sei anche semplicemente scortese, sei fuori. Per sempre.

I soldi

Una volta che arriva a casa tua l’angelo, quello che ti propone è un vasto assortimento di marijuana che varia per aroma, intensità ed effetti. Una bustina da tre grammi costa 50 dollari. Poi ci sono anche i lecca-lecca alla marijuana che vengono 30 dollari, i flaconi di tintura a 80 e anche i vaporizzatori venduti per 140 dollari. Honey guadagna 27mila dollari a settimana, le spese di gestione ammontano a circa 300mila dollari al mese tra taxi, appartamenti sicuri, cellulari e altro. L’intera attività si basa sullo scambio di sms, ogni ragazza ha un cellulare usa e getta. Ci sono le ragazze che smistano le chiamate che guadagnano il 10% su ogni vendita e le runner, quelle che fanno le consegne, che guadagnano il 20%, tra i 300 e 400 dollari al giorno. La clientela è tra le più varie si va dal professore della NYU al normale lavoratore americano, dall’elite di New York fino alle celebrità mondiali.
Nessuna che, intervistata, abbia confermato.

 

 

La Guardia di Finanza scopre appalti pubblici irregolari per 3,4 miliardi
Categoria: Cronaca

La media è di due interventi al minuto, 114 in un’ora, quasi 3mila in un giorno. Questi numeri rappresentano l’attività della GdF nel corso dello scorso anno, dati che verranno presentati oggi, al Salone d'Onore della caserma "Sante Laria", nel rapporto annuale per il 2017 alla presenza del Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e del comandante generale Giorgio Toschi.

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Il terremoto, le grandi opere e i morti per corruzione
Categoria: Cronaca

In questi giorni post-terremoto ci si scrolla la polvere di dosso, si spostano i detriti e ci si rimbocca le maniche per cercare di rimettere in piedi qualcosa che assomiglia ad un nuovo inizio. Ancora una volta è l’entroterra marchigiano a dover subire gli effetti devastanti della terra che trema e ancora una volta i sopravvissuti devono leggere e sentire in televisione che la colpa non è della natura, ma di ben precisi individui collusi con la criminalità organizzata e di imprese corrotte.

Ancora corruzione, ancora morti

Questa piaga corruttiva si estende per tutto lo stivale, infatti, giornalmente vengono alla luce notizie di subappalti truccati da Nord a Sud, dalla Tav alla Salerno-Reggio Calabria. Figli di politici, ex ministri, ex ragionieri generali dello Stato, presidenti, ingegneri e imprenditori per guadagnare quanto più possibile dai lavori fanno la cresta sui materiali, costruiscono in modo scadente ed alla fine a farne le spese sono sempre i cittadini.

Funzionari pubblici sfruttano la loro posizione per favorire società e imprenditori a loro collegabili, che a loro volta utilizzano materiali scadenti ed il risultato poi è la strage di Amatrice, con quasi 300 morti. Perché se i palazzi vengono costruiti bene, rimangono in piedi, come il palazzo rosso diventato poi simbolo del sisma del 24 agosto. Al contrario se il cemento assomiglia più ad una colla visto l’eccessivo quantitativo di sabbia usato, succede che anche una scuola restaurata appena quattro anni prima, crolla.

È difficile dare torto a Mario Tozzi quando dice: ‘Fa più paura un terremoto di una casa costruita male’. Quello per cui dobbiamo lottare veramente è questa mentalità tutta italiana per cui bisogna sempre ‘fregare’ il prossimo, senza avere nessuna pietà, nemmeno di fronte ad una catastrofe. Bisogna combattere gli individui che ridono nel letto, mentre le persone muoiono nelle proprie case. Dobbiamo far valere la nostra voce contro chi ha permesso si costruissero case senza i dovuti accorgimenti antisismici in un Paese dove dal 1968 a oggi dodici regioni su venti sono state colpite da un terremoto.

E il premier Matteo Renzi, nonché segretario di un partito che non si è tagliato nemmeno un centesimo del proprio stipendio, soldi che avrebbero potuto aiutare le popolazioni colpite dai sismi, adesso va dicendo che non si possono utilizzare le tende per gli sfollati ma che bisogna costruire le casette di legno.

E la giostra ricomincia a girare.

 

 

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