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Sentenza storica in Messico: si della Corte Suprema all'uso ricreativo della Cannabis

Cannabis ad uso ricreativo

Il Messico ad un passo dalla svolta apre all'uso della cannabis ricreativa. La Corte Suprema messicana ha infatti aperto le porte alla coltivazione privata per un uso ricreativo della marijuana, riconoscendo a un gruppo di attivisti il permesso di coltivare e fumare la droga da loro stessi prodotta. Sono stati 4 i voti a favore e 1 contrario del ricorso presentato dagli attivisti. Ora, secondo la legislazione messicana, dopo altre 4 sentenze dello stesso tipo si costituirà un precedente legale.

Contrario il presidente Enrique Pena Nieto, che si è opposto alla legalizzazione della marijuana, affermando che il suo governo «rispetta ed accetta» tale sentenza ma ricorda che comunque il consumo di marijuana resta ancora illegale. Di diverso parere invece è il ministro della Sanità, Mercedes Juan, a favore della sentenza. I fondatori dalla Società messicana di autoconsumo responsabile e tollerante (Smart), due anni fa si sono rivolti alla Corte Suprema del Messico per chiedere di poter produrre e coltivare marijuana, pur non avendo mai fumato uno spinello né intendono farsi una coltivazione a proprio uso e consumo, ma portando avanti questa battaglia per il bene del Paese, con un unico obiettivo: togliere ai cartelli del narcotraffico il loro principale strumento, il denaro.

Il dibattito in Messico, quindi, si è spostato su quale sia la strada giusta da percorrere poiché, nonostante il dettame della Corte Suprema, nel Paese non è ancora stata prevista una apposita legge che ne regolarizzi l'uso e la produzione propria di sostanze stupefacenti. Anche se è vero come la cannabis sia una tradizione culturale maggiormente radicata a quelle latitudini piuttosto che in Europa, è anche vero che il Messico è famigerato per persone come "El Chapo" Guzmán e di altri cartelli della droga, sanguinari e che fanno profitti miliardari con lo spaccio di droga.

Uno studio effettuato dalla Rand Corporation, sui traffici illeciti dovuti al mercato della cannabis, ha stimato il guadagno dei narcos in circa 2 miliardi di euro l'anno con l'esportazione illegale negli Stati Uniti. Legalizzarne, dunque, il consumo e la produzione privata, come sta accadendo in molti stati degli Usa compresa la capitale, sarebbe un duro colpo alle finanze dei vari criminali che oggi lucrano fortune con la cannabis illegale.

"Questa sentenza è il primo chiodo sulla bara del proibizionismo", hanno commentato i responsabili della Smart. Secondo gli esperti messicani, la sentenza potrebbe essere l'inizio per nuove riforme più ampie in materia ed alimentare "un dibattito più approfondito per regolamentare il consumo". 

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