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Cucchi: 'Nessuna correlazione, è colpa dell’epilessia'

Cucchi morto per colpa di un attacco epilettico

Dopo sette anni ancora non emerge la verità sulla morte di Stefano Cucchi, che resta un vero e proprio mistero anche per i nuovi periti ai quali si è rivolto il giudice per le indagini preliminari. Non è stato scoperto niente di certo, ma sono state fatte due nuove ipotesi entrambe plausibili, anche se una ha una maggiore attendibilità, secondo i periti.

Le ipotesi

La prima è quella legata ad una morte improvvisa per epilessia, malattia di cui Cucchi soffriva da anni e che curava con farmaci appositi, aggravata dalla tossicodipendenza e dalla malnutrizione avvenuta nei suoi ultimi giorni. La seconda ipotesi è legata, invece, ad una frattura recentemente riscontrata ad una vertebra sacrale che ha contribuito a delle complicazioni alla vescica che ha innescato una aritmia mortale.

Nel lungo referto (205 pagine) dei medici si arriva, però, ad una conclusione quanto mai insignificante che recita “per entrambe le ipotesi prospettate, le lesioni riportate dal signor Stefano Cucchi non possono essere considerate correlabili in alcun modo con l’evento morte”.

Nessuna correlazione, dunque, con le botte ricevute che tutta Italia ha potuto vedere grazie alle toccanti foto che hanno fatto il giro di social, giornali e tv. Nessun nesso tra il pestaggio e la successiva morte. Se faranno un’altra perizia, forse diranno che è morto per un raffreddore. E nulla importa se tutti gli esperti di neurologia asseriscono che di epilessia non si muore, questa è l’ipotesi con ‘maggiore forza’.

Non importa neanche che è di una gravità inaudita essere pestati dalle forze dell’ordine all’interno di una struttura dello Stato. Entrare vivi, uscire morti. Nessuna correlazione, è colpa dell’epilessia. Non importa che all’arrivo in tribunale per l’udienza di convalida il medico giudica le lesioni non gravi, mentre di tutt’altro parere è il medico del carcere, che arriva al punto di far ricoverare Stefano al reparto per detenuti dell’ospedale Sandro Pertini. Nessuna correlazione, è colpa dell’epilessia.

Un ragazzo che arriva a pesare 37 chili, con il volto tumefatto, l’occhio destro rientrato nell’orbita, gonfio, i segni evidenti del pestaggio patito, mentre è sotto custodia di funzionari che dovrebbero proteggere e servire, muore di epilessia. Nessuna correlazione.

Non bastano mai i grazie ai poliziotti, carabinieri, agenti di polizia penitenziaria per il duro lavoro che svolgono giornalmente, ma è proprio per questo motivo che quando succedono fatti come quello di Cucchi risulta intollerabile accettare una perizia simile. Da un criminale ci si aspetta di tutto, ma da persone che indossano una divisa ci si aspetta onore, onestà e rispetto verso le leggi dello Stato.

Nell’attesa che si scelga l’ennesima ipotesi di morte da dare in pasto ai media nazionali per la Procura i punti fermi sono il violento pestaggio subito dai Carabinieri della stazione Appia ed il seguente occultamento dei fatti avvenuti in quelle ore. “Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino, non avevano leggi per punire un blasfemo, non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l’anima a forza di botte. (Un blasfemo di Fabrizio De Andrè)”.

 

 

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