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Il terremoto, le grandi opere e i morti per colpa della corruzione

Il terremoto, le grandi opere e i morti per corruzione

In questi giorni post-terremoto ci si scrolla la polvere di dosso, si spostano i detriti e ci si rimbocca le maniche per cercare di rimettere in piedi qualcosa che assomiglia ad un nuovo inizio. Ancora una volta è l’entroterra marchigiano a dover subire gli effetti devastanti della terra che trema e ancora una volta i sopravvissuti devono leggere e sentire in televisione che la colpa non è della natura, ma di ben precisi individui collusi con la criminalità organizzata e di imprese corrotte.

Ancora corruzione, ancora morti

Questa piaga corruttiva si estende per tutto lo stivale, infatti, giornalmente vengono alla luce notizie di subappalti truccati da Nord a Sud, dalla Tav alla Salerno-Reggio Calabria. Figli di politici, ex ministri, ex ragionieri generali dello Stato, presidenti, ingegneri e imprenditori per guadagnare quanto più possibile dai lavori fanno la cresta sui materiali, costruiscono in modo scadente ed alla fine a farne le spese sono sempre i cittadini.

Funzionari pubblici sfruttano la loro posizione per favorire società e imprenditori a loro collegabili, che a loro volta utilizzano materiali scadenti ed il risultato poi è la strage di Amatrice, con quasi 300 morti. Perché se i palazzi vengono costruiti bene, rimangono in piedi, come il palazzo rosso diventato poi simbolo del sisma del 24 agosto. Al contrario se il cemento assomiglia più ad una colla visto l’eccessivo quantitativo di sabbia usato, succede che anche una scuola restaurata appena quattro anni prima, crolla.

È difficile dare torto a Mario Tozzi quando dice: ‘Fa più paura un terremoto di una casa costruita male’. Quello per cui dobbiamo lottare veramente è questa mentalità tutta italiana per cui bisogna sempre ‘fregare’ il prossimo, senza avere nessuna pietà, nemmeno di fronte ad una catastrofe. Bisogna combattere gli individui che ridono nel letto, mentre le persone muoiono nelle proprie case. Dobbiamo far valere la nostra voce contro chi ha permesso si costruissero case senza i dovuti accorgimenti antisismici in un Paese dove dal 1968 a oggi dodici regioni su venti sono state colpite da un terremoto.

E il premier Matteo Renzi, nonché segretario di un partito che non si è tagliato nemmeno un centesimo del proprio stipendio, soldi che avrebbero potuto aiutare le popolazioni colpite dai sismi, adesso va dicendo che non si possono utilizzare le tende per gli sfollati ma che bisogna costruire le casette di legno.

E la giostra ricomincia a girare.

 

 

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