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Dati Istat: le donne italiane rinunciano al lavoro per impegni familiari

Dieci milione le donne che rinunciano al lavoro

Sono dieci milioni le donne italiane che hanno rinunciato al lavoro per via di impegni familiari. E' quanto emerge dai dati rilasciati dall'Istat relativi all'anno 2011. Le motivazioni sono varie, ad esempio una gravidanza o per volere della famiglia, hanno abbandonato il mondo del lavoro o hanno dovuto rinunciare ad una offerta non potendo investire così sul proprio futuro lavorativo.

L'Istat spiega che ad essere interessata è circa il "44,1% della popolazione femminile compresa tra i 18 e 74 anni". Sono accomunate dal fatto di aver rinunciato al proprio impiego o ad offerte di lavoro a causa delle responsabilità familiari o in seguito ad una gravidanza. Nella percentuale sono incluse anche le donne che hanno preso congedi con retribuzione parziale, riducendo di conseguenza le ore lavorative. Anche per gli uomini, tuttavia, vale lo stesso principio. Come evidenziato dall'istituto di statistiche per sopperire alle esigenze familiari, qualche rinuncia su lavoro capita anche agli uomini. Circa 4 milioni, ossia il 19,9% della popolazione maschile compresi nella stessa fascia d'età, hanno dovuto ridurre l'orario o rinunciare a offerte per impegni familiari.

Sotto la media Ue

Durante gli anni di crisi, anche se l'occupazione femminile non ha fatto registrare grandi cali nei dati, le donne attive nel mondo del lavoro sono il 46,8%, inferiore rispetto alle media europea che si attesta quasi al 60% (riferito al 2014). Negli ultimi dieci anni, comunque, come descritto nel rapporto Istat, il trend ha avuto una inversione, facendo registrate un calo di 12,7 punti percentuali. Infatti negli anni '90 la popolazione femminile che lavorava era cresciuta notevolmente e la crescita non si era arrestata fino agli inizi del 2008. Inoltre a peggiorare le condizioni lavorative del comparto femminile hanno influito anche la maggiore diffusione del part-time forzato, del demansionamento e delle posizioni non qualificate che coinvolgono principalmente le donne straniere.

Raddoppio ai vertici - Una nota positiva registrata dall'istituto c'è e si tratta del raddoppio delle donne, negli ultimi anni, presenti in cda aziendali o a cui sono stati affidati incarichi istituzionali. Ciò è dovuto all'introduzione di norme che tutelano l'alternanza di genere nelle liste dei candidati. Una recente rivoluzione l'abbiamo vista nel maggio 2014 in occasione delle elezioni europee che hanno visto il 40% degli eletti rappresentato dal genere femminile. In Italia, poi, non siamo da meno vista la presenza di donne a capo di ministeri importanti come Federica Mogherini agli Esteri oppure Roberta Pinotti alla Difesa.

 

 

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