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Rapporto Censis: l'Italia riparte ma gli italiani no

Un'Italia sempre più divisa, nonostante la ripresa

L'analisi del Censis nel Rapporto annuale sulla situazione sociale del nostro Paese certifica una graduale ripresa. Tutti gli indicatori economici sono in positivo, vola la produzione industriale, più di quella tedesca, ed i consumi sono in netta ascesa, anche quelli che per tanti anni stagnavano come i viaggi e la cultura.

Purtroppo gli italiani si trascinano dietro sentimenti rancorosi derivanti dalla lunga stasi socio-economica in seguito alla crisi del 2008. Sentimenti che dominano in coloro che sono rimasti indietro e non sono coinvolti in questa ripresa, specialmente nel ceto medio, una sorta di rancore ed anche nostalgia nella buona politica, con la conseguente perdita di fiducia in tutte le istituzioni, dal governo ai comuni.

Qualche dato

Nel Rapporto Censis 2017 si evidenzia la crescita dei consumi (+4% negli ultimi tre anni), dovuta ad una rinata voglia del Popolo a spendere in settori quali cultura, parrucchieri, prodotti cosmetici e trattamenti di bellezza, pacchetti vacanze (+10,2% nel biennio 2014-2016). Ritorna un "benessere soggettivo" generale, ma non per tutti. Si allarga il divario tra i pochi che sono riusciti a liberarsi dalla morsa della crisi e la maggioranza che è rimasta indietro covando rabbia. Il Censis gli ha dato anche un'etichetta "L'Italia dei rancori" la chiama.

Giorgio De Rita, figlio di Giuseppe fondatore del Censis, attuale segretario generale, nel suo intervento parla dell'incapacità del Paese di "immaginare il futuro", questo rappresenta un vero rischio per tutti e ci catapulta in un presente dove resistono poche vecchie ideologie e capisaldi, come la ricerca del posto fisso, e se ne inseriscono di nuovi, ad esempio i social network, che però non riescono a creare una società migliore.

E' una nazione che si mostra impotente quando accadono eventi climatici catastrofici che chiedono grandi risorse e grande impegno collettivo. E' un Paese intero ferito dai crolli di scuole, ponti, intere frazioni, causati non solo dalla natura ma anche dalla scarsa manutenzione e quindi da coloro che dovrebbero garantire la sicurezza di tutti.

Giovani e immigrazione

Altri aspetti in forte squilibrio sono il "degiovanimento" del Paese e la crescente immigrazione ogni giorno sempre più marginalizzata. Oggi i Millennials tra i 18 e i 34 anni sono 11 milioni rispetto a 50 miloni di elettori, quindi la politica non guarda verso la loro direzione, in quanto pochi, ma si concentra molto di più sulle pensioni anziché sulla disoccupazione giovanile. La conseguenza è nota a tutti: 'fuga dei cervelli', diminuzione dei laureati, scarse possibilità per chi vuole lavorare qui.
In tutto questo si inseriscono le migliaia di migranti che quotidianamente sbarcano sulle coste italiane. Solo il 14,7% di loro possiede un'istruzione terziaria.

Una politica fuori dalla realtà

Con una politica dal fiato corto, preoccupata solo di accaparrarsi consensi e partecipare ai salotti TV, c'è il rischio, molto concreto, che presto o tardi rimangano imprigionati dal loro "non agire", senza ascoltare e prevedere il lento e inesorabile declino che sta attraversando tutto il nostro tessuto sociale. 

 

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