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Cellule staminali cordonali: donarle o conservarle?

Mamma con bimbo

Le cellule staminali cordonali negli ultimi anni sono diventate protagoniste di moltissimi studi di successo che vedono questi piccoli mattoni costitutivi di tutto il nostro organismo come validi alleati della medicina moderna nel trattamento di numerose patologie. Proprio per questo è molto importante che i genitori in attesa di un bimbo decidano di optare per la donazione cordone ombelicale al sistema sanitario nazionale o per la sua conservazione in biobanche private, proprio per mettere al sicuro un patrimonio così importante. Entrambe le strade sono meritevoli, andiamo a vedere nel dettaglio in cosa differiscono.

Donazione al sistema pubblico

In questo caso, i neogenitori perdono la proprietà delle staminali cordonali che vengono conservate in una struttura pubblica e utilizzate, in caso di compatibilità, in trapianti allogenici, su soggetti differenti dal donatore. In un unico caso la famiglia può conservare il campione a uso autologo, quindi sul proprio bambino, quando cioè vi sia il rischio per il piccolo di patologie “geneticamente determinate”, come stabilito dal Ministero della Salute1. Non sempre però, a causa di differenti problematiche, l’operazione di donazione va a buon fine. Nel 2011, per esempio, su 22166 campioni di sangue prelevati, ne sono stati preservati solo 31422. (dati CNS – Centro Nazionale Sangue).

Conservazione privata

Questa opzione, invece, prevede che le cellule staminali cordonali rimangano di proprietà della famiglia e vengano conservate in una biobanca privata situata all’estero. Il Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009 specifica, infatti, che tale tipo di preservazione può avvenire solamente in strutture con sede fuori dai confini nazionali. Il campione resta così a disposizione dei neogenitori che, in caso di necessità, possono usarlo per trapianti autologhi o allogenici intra-familiari. In questo ultimo caso, più è stretta la parentela, maggiori sono le possibilità che vi sia compatibilità con il donatore: fino al 50% se per esempio si tratta di mamma e papà, fino al 25% per fratelli o sorelle. Infine, è importante sottolineare che le biobanche private forniscono un servizio che non è in alcun modo inferiore a quello delle strutture pubbliche. Ne sono un esempio i passi avanti fatti in numerosi casi clinici in seguito all’infusione di cellule conservate privatamente. Ne è un esempio Jan3, un bimbo affetto da anemia aplastica che grazie alla staminali cordonali del fratellino ora riesce a vivere in maniera simile a quella dei suoi coetanei, ma anche quello di una bimba colpita da leucemia linfoblastica acuta che, in seguito a trapianto autologo di staminali del cordone, ha mostrato grandi miglioramenti e ora trascorre la vita in maniera più serena, frequentando la scuola e ottenendo ottimi risultati4.

 

Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com

 

Note:

1. Decreto Ministeriale 18 novembre 2009 “Disposizioni in materia di conservazione di cellule

staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato”.

2. Report 2011 riportato dal CNS. 

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