Questo sito utilizza i cookie che ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi acconsenti all'uso dei cookie.
 

logo r

Conservazione del cordone ombelicale: facciamo chiarezza

Medico donna

Come spesso accade, più un argomento è oggetto dell'attenzione del grande pubblico e più si diffondono falsi miti, inesattezze o informazioni errate a riguardo. È l'effetto telefono senza fili: un argomento passa di bocca in bocca fino a che una piccola inesattezza si ingrandisce fino a diventare una leggenda metropolitana. È quello che è accaduto anche con argomenti come la conservazione delle cellule staminali e la donazione cordone ombelicale. Proviamo a fare chiarezza.

Prima di tutto è bene chiarire le opzioni a disposizione di una famiglia in attesa di un bambino: è possibile optare per la donazione delle cellule staminali cordonali a una banca pubblica oppure affidarsi ad una biobanca privata per la conservazione del cordone ombelicale. Nel primo caso si sceglie di mettere le cellule staminali del proprio bambino a disposizione della comunità, consegnandole a una delle 19 biobanche pubbliche presenti sul territorio italiano. Forse non tutti sanno, però, che su un totale di 19 sono soltanto 8 le biobanche in Italia che hanno raccolto in un anno più di 1200 campioni e che la maggioranza delle biobanche pubbliche ancora non possiede la certificazione GMP (Good Manufacturing Practice, la più importante certificazione internazionale di qualità in questo ambito).

Passiamo ora alle biobanche private e chiariamo che queste non offrono, come si sente spesso dire, "la conservazione autologa". In questa semplice frase ci sono infatti ben due errori. Il primo: non è la conservazione ad essere autologa ma l'impiego terapeutico che si fa del campione. Il secondo: un campione di cellule staminali conservato presso una biobanca privata viene più spesso utilizzato in trapianti allogenici intra familiari1 (in cui a beneficiare dell'infusione è un membro della famiglia del donatore), ma può anche essere utilizzato in un trapianto autologo in caso di necessità del donatore.

Infine, concentriamoci sulle informazioni circolanti sulle cellule staminali: alcuni sostengono che il trapianto autologo non sia utile, altri invece sostengono che il tempo massimo di conservazione di queste cellule sia di dieci/quindici anni. Sono entrambe affermazioni errate. Basti dire che è lo stesso Ministero della Salute2 italiano a consentire, e anzi favorire, la conservazione dedicata ad uso autologo per i bambini a rischio di sviluppare malattie genetiche, affermando così di fatto l'efficacia del trapianto autologo di cellule staminali. In merito al tempo di conservazione, infine, test scientifici hanno dimostrato che le cellule staminali mantengono vitalità e capacità proliferative fino a 24 anni dopo la loro crioconservazione3,4.

Fare chiarezza su questi temi è importante, soprattutto se si considera che ancora oggi il 95% del totale dei cordoni ombelicali non viene né donato né conservato: uno spreco enorme di un patrimonio biologico inestimabile, che un giorno potrebbe rivelarsi vitale.

 

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

 

Note

1 Fonte EBMT - European Group for Bone and Marrow Transplantation

2 Decreto Ministeriali 18 novembre 2009

3 Broxmeyer HE: Cord blood hematopoietic stem cell transplantation In StemBook Community TSCR, Ed., May 26, 2010

4 Broxmeyer, H. E., M. R. Lee, et al. "Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood." Blood 117(18): 4773-7.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Newsletter

Collaborazioni

VETRINA LIBRO